Nessuno parla di bambini

Nessuno pensa ai bambini
Photo by Robert Collins on Unsplash

Oggi mi sono svegliata male e polemica. Vi avverto subito!

Se cercate leggerezza e positività, questo non è il post giusto.

Ora via libera al mio sfogo!

Sono arrabbiata. E poiché devo sfogare la mia rabbia, scrivo.

Ho atteso con ansia il discorso di Conte di ieri sera. Io sono una di quelle lavoratrici che rientra al lavoro il 4 maggio. Mio marito pure. I miei due figli frequentano la seconda e la quarta elementare. Non abbiamo nonni. Decreto dopo decreto, famiglie e bambini vengono ignorati.

Chi starà con loro dal 4 maggio? Possibile che nessuno nomini i bambini?

Questa emergenza sanitaria è stata una cosa grossa, enorme e inaspettata. La priorità è stata data alla salute e sono pienamente d’accordo. Ho vissuto momenti di paura e panico e vivo tuttora con l’ansia del contagio.

Il governo ha dovuto affrontare una tragedia senza precedenti. Ci ha chiesto di restare a casa e l’abbiamo fatto senza alcuna eccezione, spiegando ai miei figli che ci aspettava un periodo un po’ lungo, ma saremmo stati tutti e 4 insieme.

Ma in questi mesi si è pensato ai bambini?

L’Italia non è un paese per famiglie. Prima del virus ci siamo appoggiati ai nonni. Chi non l’aveva, si arrangiava con baby sitter. Altrimenti la donna ha sacrificato le sue ambizioni lavorative per stare dietro alla famiglia.

In questo paese, nel 2020, sembra impossibile conciliare lavoro e famiglia. Io parlo della mia esperienza di dipendente di una piccola azienda metalmeccanica. Sicuramente le grandi aziende hanno introdotto, oltre allo smart working, mille altre forme di lavoro agile e benefit per far fronte a questi mesi e per facilitare i lavoratori con figli.

Se io non ho nonni, non ho una baby sitter e devo rientrare al lavoro come posso fare?

E’ la famiglia che deve organizzarsi e trovare una soluzione. Alla fine, la donna dovrà sacrificarsi in favore dell’occupazione del marito. Mi sembra di essere tornati indietro a 50 anni fa. Forse mi sbaglierò.

Faccio un esempio pratico (come piace a me). Se immagino che l’azienda chiuda tutto il mese di agosto, dal 4 maggio al 31 luglio sono 3 mesi. Se io usufruisco di 15 giorni di congedo +altri 15 (pare sia prorogato) copro un mese.

E gli altri due? Mi sembra che il bonus baby sitter (ammesso di riuscire a trovarla) non sia cumulabile con il congedo. Su questo punto ammetto di non essere informata.

Io, che da sempre non ho nonni e che ho due figli, mi sono sempre riuscita a organizzare per le emergenze impreviste: scioperi a scuola di cui sai alle 8.10 la mattina stessa o qualche febbre. E durante l’estate i bambini sono sempre andati ai centri estivi, aperti da metà giugno a metà settembre.

Trovo inaccettabile che questi bambini non siano mai nominati. Sembra che non esistono e che i nonni (pazienza se hanno più di 70 anni e qualche patologia) debbano occuparsi di loro dal 4 maggio.

I bambini sono quelli più sacrificati. Chiusi in casa dal 5 marzo senza neanche farli scendere in garage, adesso cominciano a mostrare segni di cedimento. Con la mascherina e a distanza di 2 metri, da oggi li farà scendere nel cortile condominiale a tirare due calci al pallone. Non possiamo continuare a tenerli reclusi.

Ecco, mi sono sfogata. Ora vado a bere un caffè e a fare yoga (che ho appena scoperto) e mi sentirò meglio!

Grazie per avermi ascoltato e per aver letto fino a qui.

A presto

Francesca

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4 Commenti

  1. Da mamma e da (ex) educatrice voglio dirti grazie. Hai parlato per tutti noi di un problema che non dobbiamo assolutamente far passare in secondo piano e lo hai fatto raccontando le tue paure, emozioni che sono anche le nostre.

    • ciao Sabrina, a distanza di molti giorni, viviamo ancora nell’incertezza per i bambini. Sembra che non ci siano! Tante parole e progetti ma per adesso nessuna azione pratica. Capisco il momento difficile del paese ma loro sono il nostro futuro. Grazie!

  2. Ciao Francesca, ti capisco moltissimo! Oggi ne ho scritto sul blog proponendo una lettera aperta proprio su questo tema che hanno scritto alcuni genitori (e medici e avvocati). L’ho pubblicata proprio perché mi ha colpito per quante proposte concrete contiene! Qualcosa si può e si deve fare!

    • Ciao Elisabetta, io sono allibita. Capisco che non ci siano soldi per riparare a tutti ma non ci sono neppure proposte. Si dà per scontato che qualcuno si occupi dei bambini da maggio a agosto, in un periodo in cui non si hanno più ferie e un congedo di 15 giorni non può coprire 3 mesi. Non c’è una consapevolezza sul gioco di equilibrio che una mamma fa ogni giorno per tenere insieme lavoro, famiglia, organizzazione di tutto e la sua sanità mentale!Aspetto con trepidazione il decreto che doveva essere già emesso. Approvo molto la tua iniziativa. Grazie per il tuo impegno e contributo

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